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 attentat de la gare de bologne

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michel
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MessageSujet: attentat de la gare de bologne   Mer 17 Nov 2010 - 10:55


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"Ne rien nier à priori, ne rien affirmer sans preuve."
( Dr. Robert RENDU)
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michel
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MessageSujet: Re: attentat de la gare de bologne   Mer 17 Nov 2010 - 10:56

Vidéo :

http://www.ina.fr/histoire-et-conflits/epoques/dossier/1850/attentat-de-la-gare-de-bologne.20090331.fr.html

http://www.ina.fr/histoire-et-conflits/epoques/dossier/1850/attentat-de-la-gare-de-bologne.20090331.CAB8001203901.non.fr.html#containerVideo

http://www.ina.fr/histoire-et-conflits/epoques/dossier/1850/attentat-de-la-gare-de-bologne.20090331.CAB8001224001.non.fr.html#containerVideo

http://www.ina.fr/histoire-et-conflits/epoques/dossier/1850/attentat-de-la-gare-de-bologne.20090331.CAA8001247801.non.fr.html#containerVideo

http://www.ina.fr/histoire-et-conflits/epoques/dossier/1850/attentat-de-la-gare-de-bologne.20090331.CAA8001321401.non.fr.html#containerVideo

http://www.ina.fr/histoire-et-conflits/epoques/dossier/1850/attentat-de-la-gare-de-bologne.20090331.CAA8001415401.non.fr.html#containerVideo


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( Dr. Robert RENDU)
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Limir



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MessageSujet: Re: attentat de la gare de bologne   Sam 27 Jan 2018 - 9:56

Miroir en Italie: Procès de Palerme sur la "Négociation Etat-mafia".

Pour trouver la vérité dans les Affaires qui font l'Histoire, il faut :
- des hommes courageux
- une organisation de la justice et des institutions qui permet aux magistrats, policiers et autres serviteurs de l'Etat d'être et de rester courageux dans la durée...

La mafia n'abandonne jamais ses objectifs et les poursuit envers et contre tout.
L''Etat démocratique ne peut donc JAMAIS plier, et doit prendre et tenir ses positions dans la durée ...


http://palermo.repubblica.it/cronaca/2018/01/26/news/trattativa_stato-mafia_condannate_mancino_mori_e_dell_utri_-187323508

Trattativa Stato-mafia, l'atto d'accusa dei pm di Palermo. “Condannate Mancino, Mori e Dell’Utri”
La procura chiede 6 anni per l’ex ministro dell'Interno accusato di falso, 15 per il generale del Ros, 12 per l’ex senatore Forza Italia. Cinque anni per Ciancimino, accusato di calunnia. In totale, 90 anni di carcere. Di Matteo lascia Palermo.

di SALVO PALAZZOLO

"Sono colpevoli e vanno condannati", dice il pubblico ministero Vittorio Teresi. Gli uomini dello Stato e gli uomini della mafia accusati di aver dialogato - peggio,trattato - mentre esplodevano le bombe fra la Sicilia e il Continente. "15 anni per il generale Mario Mori, 12 per il generale Antonio Subranni e il colonnello Giuseppe De Donno - le richieste della procura alla corte d'assise sono pesanti - 12 per Marcello Dell'Utri". Fra gli imputati c'è pure l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, accusato di aver detto il falso: per lui la procura chiede una condanna a 6 anni.

Una condanna viene chiesta anche per i mafiosi che vollero minacciare lo Stato a suon di bombe: "16 anni per Leoluca Bagarella, 12 per Antonino Cinà", dice Teresi, accanto a lui ci sono i colleghi Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene. Tutti in piedi davanti ai giudici.

Una richiesta dello stesso tenore sarebbe arrivata anche per l'imputato principale di questo processo, l'artefice della strategia stragista, il capo di Cosa nostra Salvatore Riina, che è morto a dicembre. Per Massimo Ciancimino, accusato di calunnia nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni Di Gennaro, la procura chiede 5 anni.

Per l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, viene invece sollecitato il "non doversi procedere per intervenuta prescrizione". Stessa richiesta per il pentito Giovanni Brusca. "Riteniamo di aver raggiunto la prova piena della responsabilità degli imputati - dice l'accusa - alcune tessere di questa storia sono sporche di sangue. Il sangue delle vittime delle stragi".

Dopo 4 anni e 8 mesi di dibattimento, 210 udienze, il processo Trattativa Stato-mafia è all'ultimo capitolo, davanti alla corte d'assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto (giudice a latere Stefania Brambille).

"Questo processo riguarda i rapporti indebiti fra Cosa nostra e alcuni esponenti delle istituzioni", hanno detto i pubblici ministeri nel corso delle otto udienze della requisitoria. Per la prima volta, mafiosi e uomini delle istituzioni sono insieme sul banco degli imputati. Sono accusati di minaccia e violenza a un Corpo politico dello Stato.

"Nel 1992, con il delitto dell'eurodeputato Lima e poi con le stragi Falcone e Borsellino, i mafiosi volevano vendicarsi, ma anche inviare un messaggio di ricatto al governo e alle istituzioni, Cosa nostra cercava la mediazione". Questo il cuore dell'atto d'accusa della procura. I pm hanno citato anche le parole di Totò Riina intercettate in carcere qualche anno fa: "Io al governo gli devo vendere i morti".

LA PRIMA TRATTATIVA
Secondo l'accusa, nel 1992, "gli uomini del Ros avviarono una prima trattativa con l'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, che avrebbe consegnato un "papello" con le richieste di Totò Riina per fermare le stragi". Circostanza negata dai carabinieri imputati, ma del "papello" non ha parlato solo il figlio di Vito Ciancimino, oggi in carcere per calunnia, ma anche un autorevole dichiarante, il boss Pino Lipari, l'ex ministro dei lavori pubblici di Provenzano, che ha accettato di deporre in aula. Mori ha poi sempre negato di avere incontra
La procura ritiene diversamente.
Durante l'inchiesta "Trattativa" è emerso che un mese dopo la morte di Falcone, l'allora capitano De Donno chiese una "copertura politica" per l'operazione Ciancimino (il dialogo segreto con l'ex sindaco) al direttore degli Affari penali del ministro della Giustizia Liliana Ferraro, che però rimandò l'ufficiale ai magistrati di Palermo. Il 28 giugno, la Ferraro parlò del Ros e di Ciancimino a Borsellino, che le disse: "Ci penso io". E da quel momento, il mistero è fitto. Cosa sapeva per davvero Borsellino? A due colleghi disse in lacrime (un'altra circostanza che abbiamo scoperto attraverso l'inchiesta di Palermo): "Un amico mi ha tradito". Chi è "l'amico" che tradì? Alla moglie, il magistrato parlò del generale Subranni: "Mi hanno detto che è punciuto". Cosa aveva scoperto Borsellino? Gli ufficiali si sono sempre difesi: "Parlando con Ciancimino, volevamo solo arrestare Riina". Ma i pm hanno accusato: "Hanno agito fuori delle regole".

L'ACCUSA A MANCINO
Sono state le parole dell'allora ministro della Giustizia Claudio Martelli ad aver messo nei guai l'ex ministro dell'Interno Mancino. "Mi lamentai con lui del comportamento del Ros", mise a verbale l'ex ministro della Giustizia davanti ai giudici di Palermo. "Mi sembrava singolare che i carabinieri volessero fare affidamento su Vito Ciancimino". Martelli ha affermato senza mezzi termini di aver chiesto conto e ragione a Mancino dei colloqui riservati fra gli ufficiali del Ros e l'ex sindaco mafioso di Palermo. Mancino ha sempre negato: ha detto di non avere mai parlato del Ros e di Ciancimino con Claudio Martelli. "Dice il falso", accusano i pm.

LA SECONDA TRATTATIVA
Dopo l'arresto di Riina, nel 1993, i boss avrebbero avviato una seconda Trattativa, con altri referenti, Bernardo Provenzano e Marcello Dell'Utri. Mentre le bombe mafiose esplodevano fra Roma, Milano e Firenze, un altro ricatto di Cosa nostra per provare a ottenere benefici. "Dell'Utri ha fatto da motore, da cinghia di trasmissione del messaggio mafioso", accusano i pubblici ministeri. "Il messaggio intimidatorio fu trasmesso da Dell'Utri e recapitato a Berlusconi". E ancora: "Nel 1994, Dell'Utri riuscì poi a convincere Berlusconi ad assumere iniziative legislative che se approvate avrebbero potuto favorire l'organizzazione".
Ma quando è emerso per la prima volta un indizio della cosiddetta "trattativa"? Al periodo agosto-settembre 1993 risalgono una nota del Sco della polizia e una nota della Dia, che riferiscono di una "trattativa" in corso. In quei documenti compare per la prima volta il termine "trattativa". Poi, tre anni dopo, fu il pentito Brusca a parlare ai magistrati della "trattativa" che Riina avrebbe portato avanti.

Dagli archivi del Dipartimento delle carceri, è saltato fuori invece un documento firmato dall'allora ministro Giovanni Conso, contiene la lista di quattrocento mafiosi a cui non venne prorogato il 41 bis. In un archivio del Viminale, i pm hanno trovato un altro documento: nel corso di una riunione del comitato nazionale dell'ordine e la sicurezza, del 1993, l'allora capo della polizia Parisi sollecitava un allentamento del regime carcerario. Per i pm, la linea della fermezza durante i mesi delle stragi fu solo una "retorica affermazione". Per la procura, invece, alcuni rappresentanti delle isituzioni trattarono. "Spinti da esigenze personali, politiche, da ambizioni di potere contrabbandante da ragion di Stato".

VERSO LA SENTENZA
La settimana prossima, in aula toccherà alle parti civili costituite in giudizio: il Centro studi Pio La Torre, il Comune di Palermo, l'associazione Libera, l'associazione Familiari delle vittime della strage dei Georgofili, poi ancora la Presidenza del Consiglio dei ministri, la Presidenza della Regione Sicilia e l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, parte lesa dal reato di calunnia contestato a Ciancimino. Quindi, sarà il momento delle difese.

La sentenza potrebbe arrivare ad aprile. Intanto, oggi è l'ultimo giorno di Nino Di Matteo al processo di Palermo. E' lui stesso a dirlo durante la requisitoria: "Con questa udienza, termina l'applicazione per me e per il collega Del Bene, che siamo ormai in servizio alla Direzione nazionale antimafia".
Di Matteo ricorda i suoi 25 anni fra Palermo e Caltanissetta: "Già all'inizio di quest'ultima inchiesta, sapevo che avrei pagato un costo, e credo di non essermi sbagliato. Hanno più volte affermato che siamo stati mossi da finalità eversive, nessuno ci ha difeso, siamo rimasti isolati. Lo avevamo messo nel conto. Abbiamo agito - conclude Nino Di Matteo - solo per cercare la verità, nel rispetto delle leggi, rifuggendo ogni calcolo di opportunità".


Quel qu'il sera, on attendra le jugement, qui sera public et accessible (contrairement à ce qui est pratiqué en Belgique ...).

Dès à présent, on observe ici quelques mesures utiles pour permettre à l'Etat démocratique de récupérer le contrôle en Belgique:

1. En Italie, les actes d'accusation et les jugements sont publics et accessibles: les faits et leur reconstitution sont ainsi publiquement démontrés, chacun peut en vérifier la (non) complétude et la (non) cohérence.

2. En Italie, la société civile aussi contribue au caractère "public" du procès, et à l'"égalité des armes" indispensable à l'exercice des droits de la défense : la société civile s'est organisée en associations qui se constituent "partie civile" (acquérant ainsi droit d'accès à l'ensemble du dossier) pour défendre au nom des citoyens les victimes, en particulier les victimes "institutionnelles" maltraitées sinon assassinées pour avoir respecté et servi l'Etat démocratique.

3. En Italie, les magistrats ont nom et prénom lorsqu'ils interviennent, "debout devant la Cour" ... ils n'ont pas besoin de l'anonimat qui cache non seulement le courage d'exercer son devoir (et donc ne le soutient pas) mais aussi les infamies qui le trahissent (permettant à ces dernières de se reproduire et de contaminer le système).
En Belgique, les journalistes doivent encore récupérer ce 4eme pouvoir qui est le leur, et restituer ainsi aux procès leur caractère "public".

4. En Italie, la loi sur la protection des témoins et les mesures en faveurs des repentis existent depuis dix ans (et viennent d'être révisées pour en améliorer l'effectivité).

Une recherche effective de la vérité, indispensable pour débloquer les démocraties captives...
Dès lors un objectif central pour la réforme en cours en Belgique du code pénal ...

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frederic lavachery



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MessageSujet: Re: attentat de la gare de bologne   Sam 27 Jan 2018 - 10:57

L'attentat de Bologne me paraît être un bon analyseur de la période dont le point de bascule sont les accords d'Helsinki. Michel n'a pas eu de succès en ouvrant ce fil, Limir vous faites bien de le ranimer.

Vous nous dite que l'Etat démocratique ne peut JAMAIS plier et doit prendre et tenir ses positions dans la durée. Pour ce qui concerne la Belgique il y a une condition sine qua non : purger la question royale.
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frederic lavachery



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MessageSujet: Re: attentat de la gare de bologne   Sam 27 Jan 2018 - 10:58

erreur
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Limir



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MessageSujet: Re: attentat de la gare de bologne   Sam 27 Jan 2018 - 16:39

De fait, erreur.
La démocratie ne "purge" pas (le font les dictatures). Elle démontre.

La vérité dans l'Etat démocratique est le résultat :
- d'institutions (les plus efficaces possibles),
- d'hommes/femmes (les plus compétents, sérieux et courageux possible) pour les faire fonctionner,
dans le respect (et selon la hiérarchie des normes suivante):
- de la Convention Européenne des Droits de l'Homme
- des Accords conclus dans le cadre de l'Union Européenne
- de la législation belge en vigueur,
utilisés et appliqués en substance et de bonne foi.

Ce faisant, on devrait arriver à une vérité judiciaire pas trop éloignée de celle que les historiens pourront dans le futur reconstruire.
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michel-j



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MessageSujet: Re: attentat de la gare de bologne   Sam 27 Jan 2018 - 17:28

Limir a écrit:
De fait, erreur.
La démocratie ne "purge" pas (le font les dictatures). Elle démontre.

La vérité dans l'Etat démocratique est le résultat :
- d'institutions (les plus efficaces possibles),
- d'hommes/femmes (les plus compétents, sérieux et courageux possible) pour les faire fonctionner,
dans le respect (et selon la hiérarchie des normes suivante):
- de la Convention Européenne des Droits de l'Homme
- des Accords conclus dans le cadre de l'Union Européenne
- de la législation belge en vigueur,
utilisés et appliqués en substance et de bonne foi.

Ce faisant, on devrait arriver à une vérité judiciaire pas trop éloignée de celle que les historiens pourront dans le futur reconstruire.

Tout ce qui précède ne relevant bien entendu que de la théorie la plus lénifiante qui soit...  ceci dit sans vouloir vous froisser d'aucune manière, Limir.

Dans la réalité de l'existence, si vous avez le malheur de vous coller à dos deux scélérats protégés des poursuites judiciaires par leurs réseaux "professionnels" ou "confraternels", exerçant de surcroît leurs talents en des fonctions ministérielles dans leur pays respectif, mouillés dans l'une des plus fabuleuses arnaques du siècle qu'il fut; vous avez toutes les chances de vous retrouver dans un cul-de-basse fosse "démocratique" sans pouvoir espérer l'aide de tartufes guignant la retraite la plus dorée qui soit dans les hautes sphères l'ADMINISTRATION JUDICIAIRE...   un instrument pourri par la parfaite symbiose avec les gouvernements successifs faute d'avoir pu imposer une RÉELLE séparation des pouvoirs.

Idem si vous vous colletez avec de hauts fonctionnaires de police unis par delà les frontières par de mémorables beuveries d'après raouts officiels et descentes dans les bordels pour se faire pomper le trop plein d'énergie...  gratuitement pour faire voir aux macs "qui commande"...   Cette formule crée des liens bien plus efficaces que tous les accords de partenariat officiellement signés devant les caméras pour anesthésier le gogo soucieux de sa "sécurité".

Arguer que le monde "n'est pas parfait" équivaut tout simplement à contresigner la pérennité d'un état de fait pervers...  celui de l'accaparement du pouvoir par des cercles issus des mêmes écoles, des mêmes corps de régiments, de mêmes confréries infiniment plus délétères dans leurs méthodes et leurs capacités de nuisance que tous les fiers à bras et sombres pitres du style Tony Montana....   dont les médias s'empressent de jouer les chantres, histoire de focaliser l'attention du public sur d'autres objectif que la toile d'araignée qui phagocyte doucement mais surement les libertés chèrement conquises par nos aïeux.


Dernière édition par michel-j le Sam 27 Jan 2018 - 19:37, édité 2 fois
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frederic lavachery



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MessageSujet: Re: attentat de la gare de bologne   Sam 27 Jan 2018 - 19:03

Limir a écrit:
De fait, erreur.
La démocratie ne "purge" pas (le font les dictatures). Elle démontre.

La vérité dans l'Etat démocratique est le résultat :
- d'institutions (les plus efficaces possibles),
- d'hommes/femmes (les plus compétents, sérieux et courageux possible) pour les faire fonctionner,
dans le respect (et selon la hiérarchie des normes suivante):
- de la Convention Européenne des Droits de l'Homme
- des Accords conclus dans le cadre de l'Union Européenne
- de la législation belge en vigueur,
utilisés et appliqués en substance et de bonne foi.

Ce faisant, on devrait arriver à une vérité judiciaire pas trop éloignée de celle que les historiens pourront dans le futur reconstruire.

Erreur pour erreur, Limir.

Je reconnais bien volontiers le caractère provocateur de mon message lapidaire en réponse à votre pétition de principe sur l'évidence de l'Etat démocratique, que vous affirmez de façon beaucoup plus ramassée dans votre réaction à ma sortie péremptoire. Je me situais donc, comme vous, dans la logique d'un argument qui pose comme établi ce que l'on entend démontrer.

Je ne voudrais stériliser le débat.

Sur les fondements de la méthode que je m'efforce de suivre, parfois sans toute la rigueur requise :

Il y a bien bien longtemps déjà que j'ai compris que l'émancipation de la condition- plus que de la condition, de l'état - de victime nécessitait d'avoir compris ce qui vous est tombé sur la tête. Cette recherche m'a conduit, il y a plus de vingt ans, à examiner l'histoire de nos institutions par le miroir de la corruption et de toutes les formes de perversion de la règle légale et du prescrit constitutionnel. Il y a près de quarante ans, sans du tout me préoccuper de criminalité de droit commun, j'avais déjà conclu de mes observations qu'il était impératif de rechercher les sources du droit et de la morale au delà - ou deçà, puisqu'il s'agit de l'histoire de la culture - de ce qu'en disent la doctrine et la philosophie du droit. Je n'ai pas fini d'y travailler. Y aurait-il une anthropologie du mal - et donc du crime dans sa dimension morale, intentionnelle - qui traverse toutes les formes de l'administration des hommes ? La démocratie d'Etat, dont vous postulez la réalité abstraite comme preuve de sa réalité concrète, échapperait à cette anthropologie, à supposer que celle-ci soit l'un des caractères de l'humanité ?

La question des limites à poser au Pouvoir et des moyens de les lui opposer n'a manifestement pas été purgée par deux ou trois mille ans de philosophie politique. La question n'est pas close par l'existence de juges intègres, d'enquêteurs incorruptibles, d'avocats honnêtes ou de journalistes scrupuleux. Ils en existe aussi dans les dictatures assumées, cela n'en fait pas des démocraties. Par contre, les assassinats de plusieurs d'entre eux en démocratie - surtout en Italie, nettement moins en France et encore moins en Belgique (pourquoi ?) - démontre l'impuissance de l'Etat de droit concret mais aussi, à mon avis, celle de la théorie constitutionnelle de l'Etat pour garantir concrètement la sauvegarde des droits de l'homme et même ceux du citoyen.
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